Rolando Rovati | Considerazioni sulla mia pittura 2
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Considerazioni sulla mia pittura 2

Penso che in ogni essere umano ci sia il senso della pittura , ma che esso si manifesti solo se c’è passione, testa e cuore.

La consapevolezza di essere un artista, con la definizione del proprio mondo pittorico e la coscienza delle proprie radici culturali, emerge successivamente, con gradualità, attraverso il lavoro costante e mettendo continuamente in discussione gli strumenti e le certezze.

L’artista sembra in possesso della piena e inarrestabile libertà di inventare un linguaggio per immagini ma, inevitabilmente, appena terminata l’operazione, tende e perpetuare la coerenza linguistica raggiunta fissando delle regole.

E’ il livello di consapevolezza della propria storia e di conoscenza di quella del mondo che le dettano.

Penso che questa autolimitazione sia necessaria affinchè la creatività non si disperda.

Talvolta da qui l’artista riparte alla scoperta di nuovi linguaggi, talaltra si compiace solamente.

La ricerca è sempre la stessa: fissare la variabilità del rapporto fra punto, linea, colore e superficie.

Il quadro non può fare a meno di questa operazione per imporsi come presenza, sia che si operi per intuizione che per predominante dominio mentale.

La libertà creativa è quindi illimitata solo per quanto riguarda come e cosa attingere dalla propria storia e da quella del mondo e la via da seguire per raccontarla; il resto è dominio dei mezzi espressivi attraverso l’utilizzo più o meno consapevole di regole.

Credo che pensare e fare pittura sia uno dei possibili modi di cercare un contenuto personale intrinseco e come tale originale per definizione. A quel punto l’apparenza esteriore dell’oggetto-immagine da rappresentare conta poco.

Dal momento che riprodurre con esattezza non corrisponde ineluttabilmente alla ricerca di questo contenuto, ci si può trovare in qualche modo a perseguire e a praticare l’astrazione come una possibilità di appagamento.

Lo stile si costruisce con gli elementi visivi che si scelgono per esprimere questo contenuto attraverso un’ organizzazione gradita della forma e la composizione è l’abilità di disporre questi elementi in modo “decorativo”.

Si potrebbe pensare che lo sforzo creativo di strutturare l’immagine di un’idea, dentro uno spazio scelto, sia ininterrotto dall’inizio alla fine dell’opera.

In realtà, nelle occasioni più felici, da un certo momento in poi, è il quadro stesso che pone le sue condizioni, che dà suggerimenti che l’artista si sforza solo di ascoltare costruendo immagini imprevedibili fino a quel momento.

Questo ascolto si trasforma in un insieme di segni costretti in alcune regole geometriche e nel rispetto di un personale rapporto fra la qualità e la proporzione dei colori.

Alcuni schemi si ripetono, almeno per un po’, come il ricordo di opere di altri pittori o fotografie o cinema o sogni a occhi aperti e chiusi che si fanno presenza visibile seppur trasfigurata.

Immagini spesso inconsapevolmente selezionate e alterate nella nostra mente.

In seguito, il pittore cerca l’idea iniziale in uno o più particolari inseriti in un intreccio di linee, affidando alle figure che vede emergere il compito di essere personaggi di un racconto più o meno strutturato.

Nella mia concezione di opera pittorica l’elemento decorativo non è da ritenersi un’aggiunta facoltativa, ma uno dei suoi fondamenti.

Ricordiamoci le opere che hanno elementi decorativi come principale motivo di interesse fin dalle più antiche civiltà ed anche il ghirigoro, primo impulso motorio creativo del bambino: elemento universale, indubbiamente decorativo, fatto per vincere la paura del vuoto, che diventerà in seguito la matrice di tante figure alle quali attribuirà i più diversi significati (la casa, l’ albero, il sole…).

Se lo scarabocchio è il primo elemento proiettivo infantile, possiamo pensare nello stesso modo per molti dei principali segni che corrispondono all’infanzia di ogni civiltà: i simboli archetipi di cui l’umanità si è sempre valsa: il triangolo, la ruota…

Segni archetipi che costituiscono un fattore decorativo fondamentale pur essendo in prima istanza portatori di significati simbolici, mitici ed esoterici.

Credo che in ogni personale storia artistica ci siano fasi di ricca produzione di forme e di segni, fasi di ripetizione di alcuni temi ricorrenti e fasi di semplificazione e selezione di alcune forme riproposte in innumerevoli combinazioni. Fasi non necessariamente separate fra loro, ma talvolta intrecciate l’una all’altra.

Mi interessa poco il racconto più o meno strutturato, affidato a figure nel ruolo di personaggi quanto, eventualmente, nel ruolo di metafore che chi guarda fa loro vivere, inevitabilmente, attraverso la sua immaginazione e allora per come intendo la pittura… poco importa la volontà narrativa dell’autore.

è il quadro stesso che pone le sue condizioni, che dà suggerimenti