Rolando Rovati | Giorgio Segato
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Giorgio Segato

Padova – 2005

“Spazio e ritmi cromatici“

In anni abbastanza recenti la tavolozza di Rolando Rovati è cresciuta in modo sorprendente – in verticale e in orizzontale – in uno spazio sempre più libero, dilatato, profondo, articolabile secondo ritmi interni, non di rado di ispirazione musicale, jazzistica direi, per quel suo crescere da dentro, per consequenzialità intima e segreta.
Qua e là restano espliciti riferimenti a figure di musicanti (trombettista, chitarrista) in composizioni stilizzate per innervature di suggestione in parte neocubista  e in parte futurista e decorativa alla Depero.
Ma è evidente che non è tanto il riferimento figurale, di rappresentazione, a occupare l’ attenzione e la sensibilità di Rovati, quanto i ritmi che si accendono nello spazio e lo modulano, lo piegano, lo vitalizzano di forze catturate, di movimenti energetici e di sonorità che richiamano alcune delle mirabili esperienze di Giacomo Balla.
L’ utilizzo di smalti su legno, la tecnica di frequente adozione del collage – o meglio del papier collé – di carte colorate, confermano la passione ‘decorativa’ di Rovati, molto attento agli accostamenti delle cromie, agli slanci armonici che definiscono una spazialità sentita come in espansione costante, centrifuga, metaforica dilatazione del luogo di accadimenti e della mente percettiva, della finestra psichica.
In questo modo Rovati vuole e riesce a coinvolgere sia la dimensione ‘temporale’, la durata (si veda “intorno all’ una e un quarto”, acrilico e smalto su legno del 1998, in cui l’ artista gioca sul riferimento spazio/temporale componendo un elegante e suggestivo quadrante ritmico), sia la dimensione della memoria, non tanto come casuale emergere di ‘ricordi’, ma semplicemente come atmosfera evocativa che si accende di emozione e diventa vibrazione ludica, giocosa e gioiosa, fertilissima e germinale di nuova energia.
I titoli delle opere si allontanano sempre più dalla relazione diretta con la figurazione ed è assai frequente la sintetica, ma certo non generica denominazione di “composizione”, a segnalare – appunto – una più matura sensibilità di strutturazione, costruzione e attivazione dello spazio: da scelte di organizzazione decorativa, giustapposte, di suggestione eminentemente visiva a soluzioni che si liberano dal piano del supporto e provocano la percezione di continuità dello e nello spazio sonorizzato, con affinità quindi con componenti ritmiche musicali.
La manipolazione delle materie (smalti, acrilici, carte colorate, tavole di supporto) è momento fattivo molto importante per Rovati in quanto sollecita la sensitività a cogliere informazioni e a trasmetterle direttamente all’ intelligenza operativa, alla mente, la quale elabora, ricrea, aggiunge prendendo dai sedimenti fondi dell’ esperienza e aprendo – anche in virtù del dilatarsi del tempo di lavoro, del prolungarsi e variare del gesto pittorico – spazi sempre nuovi, nuovi percorsi, traiettorie che nulla più hanno di organico, ma diventano pure manifestazioni di forza, vettori di irradiazione di luce, colore, suono e pensiero: un’ irradiazione semplice e gioiosa che l’ artista vive e, naturalmente, soprattutto comunica attraverso i colori, sempre vivaci, saturi.
Di quando in quando Rovati si lascia nuovamente attrarre dalla visione paesistica ( Paesaggio  con alberi e Scogliere, entrambi del 1998 ), ma ormai la sua sintassi è matura e sostenuta, senza cadute descrittive e, piuttosto, si impone per una visione strutturata, ben controllata e tecnicamente dominata, come ordinata e armoniosa costruzione.
Certo deve ora approfondire i temi del suo dipingere, andare oltre il piacere compositivo e la gradevolezza decorativa.Senza però bruschi scarti e soprattutto senza timore alcuno che la ‘decorazione’ sia forma pittorica minore, ma – anzi – cercando di portarla al suo più vero significato letterale di qualità che viene dal ‘cuore’, dal sentimento, dalle linfe vitali dell’ essere, come attribuzione di pregi ancora maggiori, quando sia autentica, ben radicata nel dato esistenziale, ben sorretta dal mestiere, dall’ arte.
Mi pare che Rovati sia giunto a un punto importante di discriminazione: si avverte che dalla espressione ludica e dalla giocosità cromatica egli sta trascorrendo a una spazialità via via più profonda, dilatata e attivata, dove colore, materie, forma, ritmo diventano necessariamente movimenti dell’ anima, dell’ emozione, del sentimento e del pensiero.

Giorgio Segato

è il quadro stesso che pone le sue condizioni, che dà suggerimenti