Rolando Rovati | Pia Ferrari II
177
page-template,page-template-full_width,page-template-full_width-php,page,page-id-177,page-child,parent-pageid-165,ajax_fade,page_not_loaded,,qode-title-hidden,qode-child-theme-ver-1.0.0,qode-theme-ver-10.1.1,wpb-js-composer js-comp-ver-5.0.1,vc_responsive

Pia Ferrari

Mantova 2011

Rolando Rovati, Geometrie e incanti

Da una ventina d’anni Rolando Rovati dipinge, disegna e progetta, affiancando questa attività a quella di psichiatra: non come occupazione secondaria, come otium, ma come percorso parallelo e sentito.

A testimoniare l’impegno che caratterizza la sua ricerca artistica, i lavori sono cambiati col tempo in modo progressivo, crescendo di intensità e diversificandosi in alcune ‘serie’ caratterizzate da scelte stilistiche, compositive e tecniche diverse, anche se all’interno di un percorso di fondo fortemente unitario, come si può vedere in questa mostra che raccoglie i lavori degli ultimi anni.

E’ altrettanto vero che, dagli esordi ad oggi, alcune costanti sono riconoscibili immediatamente quale sigla inconfondibile della pittura di Rovati: il critico Luciano Spiazzi, nell’87, intuendo le potenzialità dell’autore, scriveva della consistenza cromatica e della felicità inventiva dei suoi quadri, caratteristiche che al di là di letture più complesse mi sembrano ancora oggi la chiave di interpretazione più valida.

Anche per quanto riguarda l’aspetto iconografico i critici sono stati concordi nel cogliere l’eco di viaggi reali o della mente che, cito le parole di Giuseppe Patellaro, appaiono come una sequenza filmica e onirica, per associazioni che appaiono automatiche.

Che cos’ è cambiato, dunque: negli ultimi dieci anni l’eleganza, associata al linearismo tendente ad impreziosire le immagini, e l’attenzione a decorativismi secessionisti che caratterizzavano le sue prime opere, hanno lasciato il posto ad una ricerca sui ritmi della composizione, ad una attenzione nei confronti dei materiali -gli smalti, i supporti lignei, l’uso del collage, delle carte colorate – e ad una necessità costruttiva, strutturale dell’opera, che appare salda e corporea .

Geometrie e incanti è il titolo di questa mostra, non a caso: perché la costante attuale dei lavori è proprio l’accettazione della regola che sceglie di imbrigliare con la ragione l’universo delle immagini.

Il quadro è sistema autonomo di segni dove si esalta il contrasto tra dimensione lirica e ragione compositiva, come dice Fausto Lorenzi nel recente testo in catalogo per Rovati.

Il raggiungimento di questo difficile punto di equilibrio dunque rende meno urgente la decodificazione delle immagini.

Ma per queste è impossibile non cogliere l’oscillare tra oriente e occidente e tra i diversi modi di intendere le arti decorative in questi due mondi, si tratti di mosaici, tappeti, vetrate.

Ed ancora, è impossibile non cogliere oscillazioni visive volutamente ambigue tra mondo animale, microcosmi biologici ed esplosioni di fuochi.

Nelle trame, negli incasellamenti, negli spazi che si aprono sulla superficie delle tavole di Rovati si possono intuire anche le stanze segrete dell’io, della mente, i diversi piani della conoscenza, il conscio e l’inconscio, il dentro e il fuori.

E, ancora, va detto che le immagini di Rovati dialogano con alcuni punti della storia della pittura che evidentemente sono per lui un cardine: il futurismo, le composizioni plastiche di Depero, ravvisabili nei colori e nell’ importanza data ai materiali, al lato strutturale dell’opera, le forme sintetiche di Balla, certo surrealismo e certo astrattismo.

Venendo ai lavori qui esposti si possono evidenziare quelle tendenze o filoni espressivi di cui parlavo all’inizio del discorso.

Quelli che chiamerei i quadri ‘stendardo’, dove il lato costruttivo è totale, quasi come se l’opera fosse un manufatto artigianale dove tutto raggiunge un’unità.

Quelli dove si isolano elementi in visioni surreali o comunque ambigue, esaltate dal fondo scuro contro il quale esplodono.

Quelli, meno recenti, dove è più evidente la necessità di catalogare le visioni in partizioni regolari.

Quelli più sperimentali, che utilizzano materiali come il collage, e dove le forme si adeguano ad uno spirito vicino a quello del graffito contemporaneo.

Tutti, insieme, riconducibili ad un sentire unitario.

Pia Ferrari

è il quadro stesso che pone le sue condizioni, che dà suggerimenti